Il modello tedesco e la doppia nazionalità

Seguire il modello tedesco, il mantra di Pier Luigi Bersani ogni volta che deve dribblare una questione eticamente o culturalmente spinosa, stavolta non lo aiuterà. “La prima norma che il nostro governo farà, sarà sulla cittadinanza: chi nasce e cresce qui è italiano”, ha detto. Poi accade che Angela Merkel, su un tema che in Germania è ancora più grave che in Italia come quello dello status di cittadinanza, prende una posizione che nulla concede alla faciloneria.
20 AGO 20
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Seguire il modello tedesco, il mantra di Pier Luigi Bersani ogni volta che deve dribblare una questione eticamente o culturalmente spinosa, stavolta non lo aiuterà. “La prima norma che il nostro governo farà, sarà sulla cittadinanza: chi nasce e cresce qui è italiano”, ha detto. Poi accade che Angela Merkel, su un tema che in Germania è ancora più grave che in Italia come quello dello status di cittadinanza, prende una posizione che nulla concede alla faciloneria. Qualche giorno fa il ministro della Giustizia, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha proposto di agevolare l’accesso alla doppia nazionalità per i giovani figli dell’immigrazione, in grande maggioranza di origine turca. In Germania vige lo ius sanguinis, ma il governo di sinistra allargò le maglie nel 2000, concendendo ai nati sul territorio tedesco da genitori non tedeschi di poter acquisire la nazionalità facendone richesta entro i 25 anni, e fino ad allora godendo di doppia nazionalità.
I turchi in Germania sono quasi tre milioni, la maggiore nazionalità straniera, e per migliaia di giovani che pure si sentono tedeschi è una scelta difficile optare per una delle due nazionalità. E’ un classico dilemma della coscienza tedesca contemporanea. Alla vigilia, tra l’altro, di un delicato viaggio in Turchia, Merkel ha chiuso immediatamente il dibattito: nessun nuovo allargamento, i giovani dovranno decidere se essere tedeschi o turchi. In un paese che, secondo le proiezioni demografiche, potrebbe perdere dieci milioni di abitanti nei prossimi decenni, che saranno sostituiti da persone delle più diverse provenienze, è cruciale impostare senza ambiguità il rapporto con i “nuovi cittadini”. Aver voluto chiudere il discorso senza indulgere a vezzi multiculturalisti è un modo dignitoso di affrontare la sfida demografica, sociale e culturale del futuro.